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Poeta della linea

La prima formazione di Botticelli come orafo esercita un influsso profondo sull’intera sua pratica artistica, legandola indissolubilmente all’arte del disegno e, più specificamente, alla purezza del segno grafico. Come emerge chiaramente dai suoi disegni per l’illustrazione della Divina Commedia di Dante, la linearità costituisce la modalità espressiva primaria dell’artista, ampiamente celebrata dalla critica. Adolfo Venturi, ad esempio, apre il suo libro Il Botticelli interprete di Dante definendo il pittore come “il più raffinato poeta della linea che l’arte fiorentina abbia avuto”, lodando “questa acuta impressionabilità, questa onnipotente facoltà espressiva della linea”.

Questa marcata linearità non si limita al solo disegno, ma inonda l’intera produzione pittorica di Botticelli, dove i contorni dei corpi sono spesso tracciati da linee scure, rese particolarmente evidenti dagli ingrandimenti dei dettagli fotografici. Il critico d’arte Bernard Berenson interpreta questa caratteristica come la massima espressione del movimento. Descrivendo la funzione della linea nella Nascita di Venere, Berenson spiega: “Prendete la linea che rende la rotondità del polso o, per fare un esempio più evidente, le linee che descrivono i movimenti dei capelli fluttuanti, dei panneggi mossi dal vento e delle onde danzanti nella Nascita di Venere – considerate queste linee da sole in tutto il loro potere di stimolare la nostra immaginazione del movimento, e cosa abbiamo? Puri valori di movimento astratti”. Per Berenson, l’arte di Botticelli si compone interamente di queste quintessenze di “valori di movimento”, costringendo lo sguardo a concentrarsi sulla linea anziché allontanarsi da essa.

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