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Musicista della linea

La fotografia in bianco e nero, isolando nitidamente il dettaglio, permette a queste linee di emergere con forza ancora maggiore, consolidando l’interpretazione di Botticelli come maestro della decorazione lineare. Berenson stesso afferma che “in quest’arte delle arti, Sandro Botticelli può aver avuto rivali in Giappone e altrove in Oriente, ma in Europa mai”. Non a caso, la linearità botticelliana trova la sua celebrazione più raffinata proprio nello studio dello storico dell’arte giapponese Yukio Yashiro, profondamente ricettivo verso le affinità tra l’arte orientale e quella del pittore fiorentino.

Yashiro conia il concetto di “musica della linea, il fulcro stesso del suo genio”, definendo Botticelli un “musicista della linea”. Lo studioso identifica inoltre specifici motivi iconografici nati da questo amore per il contorno, spesso isolati dai fotografi nella scelta dei dettagli, come illustrato in mostra: “L’altra tendenza, nata naturalmente dall’amore di Botticelli per la linearità delle mani, è il dipingere frequentemente due mani intrecciate, dove, nell’intreccio di dieci lunghe dita, egli trova l’occasione di assecondare le sue fantasie lineari. Nel gruppo delle Tre Grazie nella Primavera, esse fondono le loro bianche mani come i viticci di giovani piante, e le sinfonie di linee che presentano sono niente meno che l’intimo intrecciarsi di un’anima con l’altra”.

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